TRADIZIONE E INNOVAZIONE, LA FISIOTERAPIA SECONDO ESTEBAN FERRER DI PERFORM

esteban ferrer perform papu gomez

La fisioterapia come questione di famiglia. Esteban Ferrer è il responsabile di questa particolare attività all’interno del centro Perform Sport Medical Center. Dall’Argentina ha portato la passione per questo lavoro tramandato dai genitori e tecniche innovative, le stesse applicate con successo su Papu GomezDottor Ferrer, cosa l’ha spinta a venire in Italia?

“L’amicizia con Papu Gomez. Siamo amici fin da quando siamo bambini e negli ultimi anni sono diventato il suo fisioterapista. Sono arrivato a Bergamo per aiutarlo a recuperare da un infortunio e da un anno ci siamo buttati un questa avventura che è Perform”.

Come sta andando il centro?

“Molto bene. La nostra è una realtà giovane, che propone un modo di lavorare nuovo e devo dire che le soddisfazioni non mancano. Siamo molto contenti e speriamo di farci conoscere ancora di più”.

Quali sono le differenze tra voi e gli altri?

“Noi seguiamo la persona a 360 gradi. Chi viene qui può fare fisioterapia, ma anche parlare col nutrizionista, con uno psicologo dello sport e fare uno dei nostri corsi. Il nostro è un lavoro di squadra e personalizzato per il cliente”.

E per quanto riguarda il suo metodo di lavoro?

“In Argentina adoperiamo un metodo un po’ diverso rispetto a quello italiano. Si fanno trattamenti in studio, ma si lavora anche in campo, in palestra e poi utilizziamo molto la tecnica dei massaggi che a mio avviso è fondamentale”.

Si rivolgono o Perform sportivi amatoriali e professionisti: quali sono le differenze?

“Cambia il tempo di recupero perchè ovviamente un professionista ha l’esigenza di tornare presto in campo. Il lavoro ha una base comune anche a seconda dello sport e poi ci sono degli adattamenti da fare in base alle problematiche di ognuno”.

Come si è evoluta la sua professione?

“L’università mi ha insegnato molto, ma sono stati i miei genitori, entrambi fisioterapisti, a insegnarmi tutto. Loro hanno metodi di lavoro diversi, ma perfettamente complementari. Ovviamente devo imparare ancora molto perchè nel nostro lavoro non ci sono mai casistiche uguali”.

C’è un caso complicato al quale è particolarmente legato?

“Il primo che mi viene in mente è legato ad Ariel Garcé: ha subito un intervento al legamento crociato, abbiamo dovuto affrontare un lungo percorso riabilitativo nel quale siamo diventati molto amici. Abbiamo lavorato molto e alla fine gli sforzi sono stati premiati perchè è tornato a giocare ad alti livelli, facendo anche il Mondiale in Germania. È stata una bellissima esperienza”.

Oggi si tende ad accelerare troppo i tempi di recupero?

“Sì. Puoi essere il dottore, il fisioterapista o il paziente più bravo del mondo, ma ci sono dei tempi a livello biologico che vanno rispettati, altrimenti si corre il rischio di una ricaduta. La cosa più importante è fare una prima diagnosi corretta. Nessuno è un mago”.

Fabio Manara

Be Sociable, Share!