IL COMUNE METTE IN VENDITA LA STADIO. ATALANTA IN POLE?

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Bergamo come Torino e Udine. In che senso? Presto detto. Anche la nostra città potrà presto avere una società di calcio col proprio stadio. Basta affitto, ma un impianto di proprietà, per un costo che si aggira intorno ai 30 milioni di euro. La notizia circolava nell’aria già da ieri, ma oggi è arrivata la conferma da parte del Comune di Bergamo attraverso una conferenza stampa che ha visto come protagonisti il Sindaco Giorgio Gori e l’Assessore alla riqualificazione urbana Francesco Valesini. “La Giunta ha deciso di avviare il procedimento per la vendita dell’immobile stadio attraverso una procedura di evidenza pubblica – ha detto il primo cittadino -. Abbiamo dato ai nostri uffici l’incarico di individuare un soggetto per effettuare una perizia e dare il via al processo. In parallelo avrà il via una delibera di variante urbanistica per gli opportuni cambiamenti rispetto dai piani precedenti”.

La variante urbanistica riguarderà solo lo stadio e non il lazzaretto. La trasformazione prevederà anche una quota contenuta di valore commerciale, nel quale poter realizzare, ad esempio, uno store della squadra che giocherà allo stadio – ribadisce Valesini -. Ci occuperemo anche della sistemazione delle aree di pertinenza perchè vogliamo che tutto il quartiere tragga il giusto beneficio dai lavori”.

Insomma, pare proprio un assist per l’Atalanta, ma in merito ai nomi Gori gioca in difesa: “La realtà di oggi è che abbiamo una squadra che gioca in Serie A e una che milita in una categoria inferiore. Stiamo parlando di un investimento complessivo tra i 30 e i 35 milioni di euro. Certamente cambia la previsione fatta dalla passata amministrazione che prevedeva di edificare un nuovo impianto. Noi siamo convinti che non ci siano le condizioni e che comunque non abbia senso farlo in una zona agricola come Grumello. Il nostro obiettivo è dare alla città un impianto di qualità, in linea con modelli sia italiani che stranieri. I tempi? Qualche mese, probabilmente saremo pronti in primavera. Ci sono dei tempi definiti dalla legge che dobbiamo rispettare”.

Fabio Manara

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